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LA REGINA DELLA RUPE

Città di antica e nobile fondazione, Orvieto visse nel Medioevo una stagione di grande fioritura, affermandosi come un centro di primaria importanza. Un’età dell’oro di cui sono testimonianza eloquente il Duomo e gli altri monumenti insigni racchiusi al suo interno

Il racconto della città di Orvieto nel periodo medievale può prendere avvio da alcune righe della Storia delle guerre redatta dallo storiografo bizantino Procopio di Cesarea († 562 o poco dopo il 565), in cui viene descritto lo scontro che oppose in Italia l’esercito dell’imperatore bizantino Giustiniano, guidato da Belisario, e i Goti: «Dal suolo si eleva solitario un colle spianato e unito nella parte superiore, a picco nell’inferiore. Delle rupi uguali formano come una cerchia intorno al colle, non del tutto prossime, ma distanti circa un tiro di pietra. Su quella collina gli antichi costruirono la città, senza cingerla di mura né fornirla di altra difesa ritenendo che quel luogo fosse per sua natura inespugnabile. Infatti al pianoro conduce una sola strada aperta nel tufo, la quale custodita che sia, gli abitanti non hanno da temere un assalto nemico». La descrizione risale al 538 d.C. ed è degna di fede, poiché l’autore ebbe modo di osservare la scena descritta muovendosi al seguito di Belisario, quando il comandante bizantino riuscí, dopo un lungo assedio, a conquistare la rupe di Orvieto. Il testo è divenuto il riferimento letterario di molte descrizioni della città sino al Novecento, quando pure il paesaggio era mutato profondamente, ma non aveva perduto le sue caratteristiche peculiari. L’autore, inoltre, accenna a un passato della città che la lega al mondo romano e che oggi possiamo retrodatare sino all’epoca etrusca, sapendo anzi che la sua crisi piú profonda coincise proprio con la traumatica fase di passaggio tra Etruschi e Romani.

Una dura rappresaglia
Questi ultimi, infatti, nel 265 a.C., per domare una rivolta sviluppatasi subito dopo la fine della sua indipendenza politica, assediarono per qualche mese l’etrusca Velzna (Volsinii, in lingua latina), la conquistarono, la distrussero e trasferirono forzatamente gli abitanti superstiti sulle sponde del lago di Bolsena, in una posizione meno difendibile. Si trattò di uno degli interventi piú violenti e punitivi compiuti dai Romani nella Penisola, motivato dalla morte di un console durante l’assedio e, soprattutto, dalla necessità di terrorizzare gli Etruschi nell’anno – il 264 a.C. – in cui ebbe inizio la prima guerra punica, con Roma intenzionata a contendere a Cartagine il primato sul Mar Tirreno. Le osservazioni di Procopio suggeriscono che, all’inizio del VI secolo d.C. (ma con ogni probabilità già da qualche tempo), la vita sulla rupe era ripresa a pieno e che uomini e donne erano tornati ad abitarla, ritenendo quel luogo, «per sua natura inespugnabile», sufficientemente protetto in un mondo tornato insicuro dopo la destrutturazione del potere imperiale di Roma. Una testimonianza artistica all’incirca coeva è un pavimento in mosaico a elementi geometrici, realizzato con tessere bianche e nere e con poche altre di colore grigio, rinvenuto sotto l’attuale chiesa dei Ss. Andrea e Bartolomeo, nella centrale piazza della Repubblica. Il mosaico suggerisce la presenza di un edificio a tre navate, di cui la centrale piú ampia delle altre, dalle quali era divisa da colonne oggi non piú in situ. Dovrebbe trattarsi di una basilica avente il medesimo orientamento della chiesa superiore, ma divergente da quello delle strutture circostanti e piú antiche. In proposito si può ricordare che la tradizione erudita locale, sin dal Cinquecento, collocava nell’area il Foro della città e un tempio dedicato a Giunone. La scelta degli uomini e delle donne che avevano deciso di tornare a insediarsi sopra la rupe si rivelò giusta e l’abitato crebbe rapidamente, tornando a occupare gli stessi spazi frequentati dai suoi primi abitanti etruschi. La città venne chiamata Urbs Vetus, Città Vecchia, nella consapevolezza piena di riallacciarsi a quel passato, nonostante si fosse fatto nebuloso e lontano. Da Urbs Vetus, divenuto poi Orbivieto, deriva Orvieto, il nome attuale della città (il nome originario Velzna, Volsinii rimase legato a Bolsena)...

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