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I LONGOBARDI NEL MERIDIONE

Il popolo «dalle lunghe barbe» ha scritto un capitolo decisivo nella storia del Sud della Penisola. Una vicenda che ebbe come protagonista principale il ducato di Benevento, capace, con Arechi II, di tenere testa perfino a Carlo Magno. Ma che seppe anche farsi promotore di importanti realizzazioni artistiche e architettoniche, alla cui conoscenza fa ora da irrinunciabile corollario la grande mostra inaugurata nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Cinquecento anni di storia sparsi in cinque regioni: questo, in una battuta, è il patrimonio che il presente eredita dal passato in cui i Longobardi furono i padroni del Meridione italiano. In mezzo millennio molti eventi si susseguirono e i Longobardi dell’anno Mille erano ben diversi dal popolo che, insieme a buona parte del resto d’Italia, alla fine del VI secolo si era impadronito prima della città di Benevento e poi, via via, di tutti i territori appenninici del Meridione. Oltre ai Longobardi e ai loro Stati del Sud italiano, in quei cinque secoli era cambiato radicalmente anche lo scenario geopolitico dell’Europa e del Mediterraneo. Intorno al 570, quando compaiono le prime notizie relative alla presenza di un nucleo di Longobardi che ha acquisito il controllo di Benevento, l’Impero romano era finito da meno di un secolo e da pochi anni l’Italia era stata faticosamente riconquistata dai Romani d’Oriente, quelli che noi chiamiamo «Bizantini». Il Mediterraneo era ancora un «lago romano» e terre come il Maghreb, l’Egitto e la Siria erano regioni cristiane, pienamente sotto il controllo degli imperatori di Bisanzio. Nel Mille molta acqua era passata sotto i ponti della storia. Il regno longobardo, con capitale Pavia – di cui Benevento costituiva un ducato dipendente, seppur largamente autonomo – era scomparso duecento anni prima, soggiogato dai Franchi al tempo di Carlo Magno; e lo stesso impero da questi edificato aveva già fatto a tempo a polverizzarsi, ricostituendosi solo nella seconda metà del X secolo, sotto le insegne dei duchi di Sassonia. Nel frattempo, tutta la sponda meridionale e orientale del Mar Mediterraneo era caduta in mano araba e le popolazioni che vi abitavano si erano in schiacciante maggioranza convertite all’Islam, determinando la scomparsa pressoché totale del cristianesimo da regioni come quelle in cui avevano operato Padri della Chiesa quali Tertulliano, Cipriano di Cartagine e sant’Agostino. Dopo alcuni secoli di ripiegamento, l’impero romano d’Oriente aveva ripreso l’iniziativa contro gli Slavi nei Balcani e gli Arabi in Siria, recuperando le isole di Cipro e di Creta e mantenendo avamposti importanti nel Sud italiano. Infine, i papi avevano lentamente affermato la propria. sovranità temporale su Roma, mentre nel Centro-Nord della Penisola, sulle macerie della dissoluzione dell’impero franco, andavano formandosi miriadi di signorie locali che rendevano il territorio un mosaico di poteri in conflitto fra loro. Solo una cosa non era mutata attraverso un lasso di tempo cosí lungo: la vocazione del Sud italiano a trovarsi in una posizione di crocevia fra mondi diversi, molto attingendo da questa condizione, ma anche molto soffrendone. Anzi, nel corso dei secoli, questa sua caratteristica si era accentuata, soprattutto a partire da quando, alla fine dell’VIII secolo, Carlo Magno aveva rinunciato alla conquista del ducato longobardo di Benevento. Quest’ultimo venne lasciato in una sorta di «limbo» geopolitico, in uno spazio sospeso fra i due imperi di Aquisgrana e di Bisanzio e, durante il IX secolo, esposto in prima linea...

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