In edicola dal 3 Maggio

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SI FA PRESTO A DIRE CALIFFO

Incontro con Marco di Branco, studioso del mondo arabo e autore di un libro di grande attualità storica, ora in libreria.

Forse non è esagerato affermare che, fino a pochi anni fa, il pubblico occidentale associava i sostantivi «califfo» e «califfato» essenzialmente all’immaginario evocato dai racconti delle Mille e una notte o, tutt’al piú, a qualche reminiscenza di storia medievale, quale, per esempio, quella dei contatti «diplomatici » istauratisi tra il leggendario califfo di Baghdad, Harun al-Rashid (alla cui favolosa corte si ispira la stessa raccolta delle Mille e una notte) e il fondatore del Sacro Romano Impero, Carlo Magno, negli anni di passaggio dall’VIII al IX secolo. Nella prefazione al nuovo libro di Marco Di Branco Il Califfo di Dio. Storia del califfato dalle origini all’ISIS. (VII-XXI secolo), lo storico Franco Cardini rievoca uno di questi contatti, avvenuto proprio in Italia: nell’anno 801 sbarcò a Portovenere, nel Golfo di La Spezia, l’ambasciatore del califfo, l’ebreo Isacco, insieme a un dono, da inoltrare a Carlo, tanto inconsueto quanto ingombrante: un elefante bianco, di nome Abu ’l-’Abbas. In tempi recentissimi, da quando, il 5 luglio 2014, il mondo ha assistito all’apparizione in video del califfo dello «Stato islamico», l’«emiro dei credenti» Abu Bakr al-Husayni al-Qurashi al-Baghdadi, il nuovo leader dei combattenti sunniti radicali, proclamato califfo pochi giorni prima, il 29 giugno, la percezione diffusa del suddetto termine ha subito un brusco rinnovamento. Delle implicazioni storiche e politiche di questo evento abbiamo parlato con il nostro collaboratore, il bizantinista e arabista Marco Di Branco, in occasione della pubblicazione del suo libro.

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