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I LONGOBARDI

Pavia torna capitale del regno longobardo, ospitando la prima tappa di una importante mostra che fa il punto sulla grande stagione vissuta dall’Italia tra il VI e l’VIII secolo, quando il popolo di Alboino acquisí il controllo di un’ampia porzione dei suoi territori. Una stagione cruciale, che ebbe significativi riflessi politici, economici e culturali e che l’esposizione documenta alla luce delle piú recenti acquisizioni

Scelta dagli Ostrogoti come seconda capitale dopo Ravenna e allora dotata di architetture pubbliche eccellenti, Pavia viene espugnata nel 572 da Alboino, dopo un assedio lungo tre anni; seguono due secoli (cederà all’assedio dei Franchi di Carlo Magno nel 774) nei quali la città è baricentro delle vicende politiche, economiche e amministrative piú rilevanti del regno, che la narrazione di Paolo Diacono, le pur scarse testimonianze materiali, ma anche – e soprattutto – la tradizione, le leggende e le memorie locali, i toponimi tuttora ricordano: dall’emanazione dell’Editto di Rotari al recupero e traslazione delle spoglie mortali di sant’Agostino minacciate dai Saraceni, alle cospicue fondazioni religiose destinate a cenotafi di re e regine.

Tesori da riscoprire

All’eccezionale fortunata ricchezza dell’immagine di Pavia capitale del regno longobardo corrisponde, oggi, un’avvilente povertà di sussistenze monumentali – tale da aver precluso l’inserimento della città nella rete UNESCO dei siti longobardi –, cosí che ben si può attribuire a Pavia quell’appellativo di «straordinaria Atlantide sommersa» (Romanini) da riferirsi a un prezioso tesoro d’arte sopravvissuto solo a livello sotterraneo nelle cripte, oppure tuttora celato da substrati, inglobato in murature, o reimpiegato in nuove architetture, in attesa di essere riscoperto e disvelato. Non solo le devastazioni belliche e gli incendi, ma la splendida fioritura romanica dopo il Mille – con la necessità di recuperare spazi e materiali pregiati per le costruzioni – e poi la crescente insofferenza estetica per espressioni d’arte «barbariche », almeno sino al romanticismo, avevano determinato il progressivo svanire delle testimonianze materiali di Pavia longobarda (mentre, in parallelo, il patriziato e gli eruditi locali avevano reagito alla decadenza dei loro tempi con la creazione del mito della capitale altomedievale, tramandandone ai posteri un ricordo parziale e travisato). Cosí, solo per ritrovamenti fortuiti e rarefatti nei secoli e per...

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